giovedì 26 aprile 2007

DA LA PROVINCIA DI COMO DEL 24 APRILE 2007
STORIE Nella nostra città, c’è la più antica scuola velistica d’Italia. Quattro chiacchiere con il personaggio centrale di tutta la vicenda
Quell’idea che fece nascere la vela sul lago di Como
Parla il commodoro Pelloli, 80 anni domenica: «Siamo stati i primi a fare la scuola. Tutti gli altri ci hanno copiato»

COMO Fiero come un ammiraglio.
Orgoglioso come
un comandante. Duro come
un condottiero. Angelo Pelloli,
80 anni domenica, si
riassume in queste tre definizioni.
Lui è il commodoro
dello Yacht Club, supervisore
della scuola velica.
Ma forse (anzi, sicuramente
lo è) sarebbe più interessante
dire che il personaggio in
questione è nientemeno
che l’inventore della scuola
di vela a Como. E mica una
scuola qualunque: parliamo
della più antica d’Italia,
datata 1950. Una scuola sul
serio: di moda e strategie,
anche. Pelloli, in Yacht
Club, è una specie di monumento.
Vive la sua passione
con antico rigore. Per
lui, cresciuto al collegio navale
di Venezia, la vela è ordine
e disciplina. E per
questo, ciclicamente, è entrato
in rotta di collisione
con dirigenti che si sono alternati
alla guida del club.
Se ne va brontolando. Ma
poi, ogni volta, lo richiamano.
Ma non fategli feste
pubbliche. Non si presenterà.
Come non farà, forse,
sabato sera per la festa ufficiale
per i suoi ottantanni.
Rigore, modestia e disciplina.
Sempre. Anche con le
candeline sulla torta.
Come iniziò la vela a Como?
«Ah, io c’ero. Il grande
Dario Salata diede il primo
impulso a quello che era un
movimento solo turistico.
Era la prima metà degli Anni
Quaranta. Poi ci fece, anche,
quello che oggi si dice
un "business". Prima una
veleria a Torriggia, poi addirittura
una rimessa di
barche. Erano star, la barca
più bella che c’è».
Poi, un bel giorno arriva
lei...
«Cioè, io c’ero già da tempo.
Dal 1941. Tornato dal
collegio navale bazzicavo e
giocavo con mie nozioni
velistiche che durante la
scuola mi avevano affascinato.
Un giorno, anni dopo,
mentre studiavo fisiologia,
scrissi tra gli appunti:
"scuola di vela". Corsi al
club, ne parlai con i dirigenti.
Mi diedero spazio.
Così nacque la prima scuola
di vela».
Ma come è possibile, con
migliaia di chilometri di
coste sul mare, che la prima
venne creata qui...?
«Il fatto è che allora la vela
era uno sport per gente
navigata. I giovani non c’erano.
Nessuno si poneva il
problema. Più che una strategia,
fu una idea un po’
bizzarra. Ma funzionò».
Lei e la scuola di vela, un
rapporto difficile.
«Se le cose non sono fatte
bene, io mi faccio da parte.
Quando vedo un alunno,
gli indico il cancello: "lo
vedi? E’ grigio militare! Se
lo oltrepassi, la disciplina
cambia. Alzarsi in piedi di
fronte alle persone con i capelli
grigi, via il cappello se
non piove, rispetto e ordine...".
Quando vedevo allentare
gli ormeggi del rigore,
me ne andavo. Mi hanno
sempre richiamato. La
mia scuola di vela, non so
se ha creato campioni, ma
uomini veri di sicuro. Tutti
si sono realizzati, nella vita
».
Quanti allievi saranno
passati di qui?
«Migliaia di persone. Tra
cui i Puntello, Moschioni,
Spata, Polti. Il primo allievo?
L’attuale presidente
Butti».
A chi deve dire grazie, la
vela comasca?
«Ai pionieri: i Salata, i
Mantero, i Brambilla (l’uomo
dei Dinghy e dei Beccacini),
i Clavenzani, gli Ayala.
Il testimone poi l’ha raccolto
Spata, che oggi può
rappresentare molto per la
specialità a Como».
Lo Yacht Club sta dedicando
sforzi alla vela.
«Il nuovo istruttore, si
chiama Castelli, è davvero
molto bravo. Su di lui si
può costruire».
Lei ha mancato di un soffio
l’Olimpiade.
«Preferirono un triestino
e un genovese, all’ultimo
momento. Era il 1952, a
Helsinki. Ma poi ci sono
andato da giudice di gara,
nel 1960 a Napoli. Posso dire
di averla fatta».
E in barca, tante regate.
«Anche un campionato
italiano vinto».
Paura?
«Qualche volta. Quando
il grande Straulino mi mandava
in barca con il mare in
burrasca e mi diceva "mona,
non avrai mica paura di
queste ondine". E poi qui,
sul lago, per una tempesta.
Credevamo di averla fata
franca, avevamo lasciato sù
le vele per fregare gli avversari,
che invece le avevano
tirate giù. Tra un po’ ci rimaniamo
sul serio...».
La Coppa America?
«Roba moderna. Per carità,
nulla contro la tecnologia.
Ma lì ci sono velisti e
non marinai. E le cose sono
molto differenti. Il velista
va in barca, il marinaio interpreta
e affronta ogni difficoltà.
Sa fare i nodi. E non
si mette il lucidalabbra».
Come si diverte oggi, Pelloli?
«Parlando ai ragazzi del
liceo. Mi ascoltano in silenzio.
Secondo me si divertono,
lei che dice...?».
Nicola Nenci

LA PROVINCIA DI COMO DEL 21 APRILE 2007


DA LA PROVINCIA DI COMO DEL 21 APRILE 2007


Il ds Montorfano: «Ora puntiamo al rilancio della vela»
La scuola, l’istruttore, il Commodoro, il programma agonistico
COMO – (gi.cas.) – Lo Yacht Club Como sfodera la sua “vecchia
guardia”, dal commodoro Angelo Pelloli agli attuali vice
presidenti del club e responsabile del settore vela, Giancarlo
Butti (il primo allievo della scuola di vela fondata nel
1950) e direttore sportivo Giancarlo Montorfano, timoniere
di lungo corso. Recente acquisto dello Ycc il tecnico attualmente
più accreditato sulla piazza, l’istruttore Maurizio Castelli.
Non solo. Il campionato italiano Asso 99, che mancava
sul Lario dal 1994, è un altro segno di rilancio.
Tra le varie iniziative inquadrate nel 75° di fondazione, anche,
la partecipazione a Lugano dal 20 al 23 giugno al grande
evento (unico sulle acque interne) organizzato dal gemellato
Yacht Club Lugano di una tappa del circuito internazionale
di regate RC44, le barche di 14 metri ideate e costruite
da Russel Couts, ex timoniere di Alinghi. «Il rilancio della
vela a Como è iniziato – assicura Giancarlo Butti – e il campionato
che stiamo organizzando degli Asso 99 ne è la prova.
Stiamo concentrando tutti i nostri sforzi sull’organizzazione
di grandi eventi. Pochi giorni fa, proprio in occasione
dell’80mo della federazione italiana vela, i massimi dirigenti
ci hanno assicurato che anche nel 2008 ci verrà assegnato
un campionato italiano ad alto livello». La ricostruzione del
settore giovanile con la scuola di vela e la squadra agonistica
è il chiodo fisso di Giancarlo Montorfano. «Ci siamo resi
conto che non potevamo più continuare – assicura il direttore
sportivo, nonché direttore della scuola di vela – con il solo
volontariato. Per costruire una squadra agonistica, ci siamo
rivolti ad un professionista e Maurizio Castelli ci sta portando
i primi risultati con il Laser e gli Optimist. Saremo anche
presenti a Lugano in occasione delle regate con personaggi
come Russell Couts, portando appunto una decina di
ragazzi per fare delle regate con gli Open Bic, le nuove barche
per i più giovani». La scuola di vela sta dando risultati?
«La scuola è coordinata da Angelo Pelloli e si avvale di ottimi
istruttori. Iniziano proprio oggi i primi corsi sugli optimist
qui a Como, mentre al 25 giugno inizieremo i corsi estivi
presso la nostra base nautica di Dongo. La scuola adulti, curata
da Alberto Posterla, si avvarrà di una Comet appena acquistata,
un nuovissimo cabinato di 8.50 metri.Attualmente,
tra allievi della scuola e soci agonisti, abbiamo 160 velisti.
Investendo le risorse sull’attività sportiva, intendiamo rivitalizzare
la lunga tradizione velica della città di Como».

mercoledì 11 aprile 2007

25° Meeting Internazionale del Garda




Eccoci di ritorno da Riva del Garda dove ho portato:


Roberta Castelli


Giulio Orsenigo


Riccardo Gnocchi


Paolo Corti




24 le nazioni rappresentate al meeting (800 partecipanti): oltre all'Italia, anche Brasile, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Israele, Lettonia, Norvegia, Polonia, Russia, Monaco, San Marino, Svizzera, Svezia, Tunisia, Turchia e Stati Uniti.




Per noi è stata una esperienza sicuramente difficile per le condizioni meteocon 3 regate al giorno con 20/22 nodi, ma sicuramente stremamente accattivante e formativa.




L'avventura è cominciata il giovedì sera con una visita al pronto soccorso a causa di un cancello che è finito sulla testona di Simone che quindi conclude subito le regate.




Ilo primo giorno di regate vede il nostro Paolino con qualche problema di scuffie e sotto vi ripeto ilsms che mi è arrivato in acqua:


"ciao Maurizio, visto che non rispondi ti invio questo sms per dirti che sono tornato a terra perchè non ti trovavo ed ero preso dal panico perchè ho rischiato di affogare per causa del salvagente, che per causa ignota, durante la scuffia si è incastrato nella vela. Sono rimasto con la testa sotto acqua. Non c'era nessuno e non riuscivo a liberarmi. Ti prego di comprendere le mie motivazioni.




Secondo giorno ricevo una telefonata dai vigili del fuoco che mi avvisano che "un suo atleta ha rotto non so che cosa, venga a prenderlo sulla nostra pilotina col lampeggiante".


Era il nostro Giulio che durante uno scontro con una tedeschina riceveva da questa una bomata sui denti che gli procurava la rottura dell'apparecchio con fuoriuscita di ferretti vari dalla bocca, prontamente tagliati dal medico Castelli con apposita pinzetta.




Per ultimo durante la notte Oli cadeva pesantemente nel sonno dal letto a castello procurandosi contusione all'anca.




Fin qui il resoconto degli infortuni, mentre per quanto riguarda l'aspetto tecnico, mi ritengo relativamente soddisfatto di Riccardo, meno della Roby troppo distratta da chi sa lei.